Smiling Children Town
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SMILING CHILDREN TOWN

Il progetto si rivolge ai bambini di strada di Soddo, Etiopia.
Gli “street children” sono gli ultimi degli ultimi.
Non sono iscrivibili nelle liste di adottabilità e quindi non possono far parte di progetti di adozioni nazionali o internazionali. Orfani, abbandonati o respinti dalla famiglia, non hanno accesso alle adozioni a distanza e non possono avvalersi di cure mediche né andare a scuola o imparare un mestiere.
Sono destinati a rimanere sulla strada, senza prospettiva di un futuro migliore.


SoddoL’Etiopia è uno de paesi più antichi e più belli del continente africano , ma anche uno dei più poveri. È molto grande, oltre 3 volte l’Italia, ha una popolazione di 76 milioni di abitanti, in grandissima parte bambini, perché l’aspettativa di vita è di 45 anni. È al 167° posto (su 180) per prodotto interno lordo procapite, al quintultimo posto nel mondo per Indice di sviluppo umano.

 

Soddo è un grande villaggio di oltre 100.000 abitanti a circa 400 km a sud di Addis Abeba. Si trova poco prima del lago Abaya, nella regione del Wolayta, nel sud del paese e, come spesso capita per tutti i sud, la più povera.

A Soddo c’è un'unica strada asfaltata, le abitazioni sono per la maggior parte costruite con fango e paglia e hanno il tetto di lamiera. Poche case hanno la corrente elettrica, quasi nessuna ha l’acqua corrente, la popolazione vive di pastorizia, agricoltura, commercio. Molti degli abitanti di Soddo vivono sotto la soglia di povertà. Sono inoltre molte diffuse malaria, tifo, HIV e TBC. Ci sono tantissimi bambini e, come in tutto il mondo, sono sorridenti e felici nonostante tutto.

 

Street Children

A Soddo ci sono oltre 1.500 street children.
Sono bambini che per ragioni diverse vivono per la strada cercando giornalmente di sopravvivere.
Le cause dell’abbandono di questi bambini sono diverse: morte dei genitori, fuga dalla famiglia per cercare di trovare lasussistenza che la famiglia stessa non può offrire, rifiuto da parte del padre o della madre in occasione di un nuovo matrimonio, illusoria ricerca di libertà, gravi malattie (epilessia, autismo, qualunque problema psichiatrico) che causano il loro allontanamento.
I bambini di strada possiedono solo quello che indossano, spesso nemmeno le scarpe o i vestiti, dormono sotto le verande dei “negozi” o, durante la stagione delle piogge, nella grandi tubature delle (rare) fogne. Cercano di sopravvivere procurandosi ogni giorno qualcosa da mangiare: rubando o vendendo al mercato quello che trovano per la strada, per loro anche una bottiglia vuota di plastica ha un grande valore, facendo piccoli lavori come vendere i brush (stecchini di eucalipto per pulire i denti), guardare gli animali, trasportare merci o scaricare i camion, andando a prendere l’acqua alle sorgenti, spesso distanti chilometri. I più fortunati hanno solo una delle 4 malattie e nessuno frequenta la scuola.

 

Il centro

La missione cattolica di Soddo ha ricevuto una donazione privata per costruire un grande e moderno centro sulla collina di Golla, sopra Soddo, per dare accoglienza a 200 bambini di strada e assistenza giornaliera a quanti più possibile e tentare, là dove possibile, un reinserimento in famiglia.
BusajoIl vescovo del Woylata, Monsignor Rodrigo Mejia, si è rivolto a Exodus www.exodus.it, la fondazione di Don Mazzi, per affidargli la gestione del Centro. Exodus, circa 2 anni, fa ha mandato sul posto come responsabile del progetto un’educatrice di grande esperienza internazionale, Marcella Montresor.
Marcella in questi due anni ha completato la costruzione del Centro e ha avviato il progetto di sostegno degli street children.
Avvalendosi della preziosa collaborazione di Asmalash Ayza, soprannominato Buzuaywu (o Busajo all’italiana) ha prima avvicinato e poi coinvolto nel progetto circa 200 bambini, di cui 25 prendono già parte al progetto a tempo pieno. Buzuaywu era un ragazzo di strada , adesso è una specie di fratello maggiore che li avvicina, risolve i problemi burocratici con le famiglie, si prende cura di loro, li incoraggia, li rimprovera. Non a caso il suo nome significa in amarico “colui che vede tutto”. Marcella e Buzuaywu, insieme ad altri volontari inviati da Exodus, rappresentano per questi bambini la sola speranza di sopravvivenza e di un futuro.

 

StudentiIl progetto educativo

La modalità di intervento del progetto SMILING CHILDREN TOWN non è la beneficenza.
Sia gli educatori responsabili del progetto che l’”Associazione Busajo” ritengono infatti che la beneficenza fine a sé stessa abbia effetti negativi nel lungo periodo. I contributi dati alle popolazioni povere come elemosina non saranno infatti mai sufficienti a risolvere i problemi di povertà, malattia, e arretratezza culturale ed economica del continente africano. Questa modalità svilisce e mortifica la dignità umana e non costruisce niente per il futuro.

In una popolazione che sta vivendo un’esplosione demografica le risorse non bastano mai.
La nostra convinzione è che occorra agire in primo luogo sull’educazione e formazione delle giovani generazioni, dando loro le basi culturali e insegnando loro dei mestieri che possano, in futuro, renderli autosufficienti.
Il progetto dei bambini di strada di Soddo dunque si è dato delle regole precise ed i bambini che decidono di entrare a farne parte devono condividerle ed accettarle.

 

La prima regola riguarda la propria dignità di persona: i bambini devono smettere di rubare o chiedere l’elemosina (loro primari mezzi di sostentamento), avere cura della loro persona, lavarsi regolarmente ed aiutarsi a vicenda.
Coloro che accettano questa prima regola, dopo un periodo di prova che va dai sei mesi a un anno, hanno diritto ad un tetto sotto cui dormire, a due pasti al giorno, ai vestiti e alle scarpe.

 

Quasi tutti i bambini hanno problemi di salute, con malattie più o meno gravi; il Centro assicura loro l'assistenza sanitaria di base.
I bambini devono anche impegnarsi a frequentare regolarmente la scuola, e i più grandi, le classi professionali. Non devono inoltre bere alcolici o fumare: a questo scopo vengono stimolati alla pratica di diverse attività sportive, ritenute importanti momenti di socializzazione e formazione. In sostanza l’aiuto che viene loro offerto se lo devono meritare.

 

Il Centro accetta bambini di ogni credenza o provenienza religiosa, senza distinzioni di sorta e rispetta le scelte religiose di ciascuno.